Ebola

Il virus Ebola è un agente patogeno di cui si è venuti a conoscenza in occasione di un'epidemia diffusasi nella zona del Congo e dello Zaire nel 1976. Il suo nome deriva proprio dal fiume Ebola che attraversa la zona colpita da questo virus e che ha causato un numero estremamente elevato di vittime.

Il virus appartiene alla famiglia "Filoviridae" e si suddivide in cinque ceppi, i cui agenti patogeni si trovano prevalentemente in Africa e in un caso anche nelle Filippine. Il contagio avviene tramite animali o per contatto con i fluidi corporei, come il sangue, e gli ospiti finali sono principalmente gli esseri umani.

L'Ebola negli scorsi anni è tornata al centro dell'attenzione perché si è diffusa in modo preoccupante in tutto il mondo, decimando la popolazione Africana e arrivando a causare dei decessi anche in Occidente. Come si contagia? Quali sono i sintomi e tutte le caratteristiche di questa patologia? Analizziamo tutti gli elementi caratteristici dell'Ebola.

  1. Il Virus
  2. Cause
  3. Sintomi
  4. Febbre emorragica
  5. Diagnosi e cura
  6. Rischi
  7. Prevenzione

Il Virus

Non si hanno ancora certezze su quale sia l'ospite naturale del virus, l'unico dato sicuro è che l'infezione si propaga in modo rapido all'interno dell'organismo di chi ne è affetto, motivo per cui il nostro sistema immunitario non ha la possibilità di produrre gli anticorpi necessari per combatterlo. Due sono i ceppi virali più conosciuti:

- Ebola Reston, che non attacca l'essere umano, ma solamente gli animali (come maiali e scimmie).

- Ebola Zaire, il più temuto in campo medico, poiché è quello che ha causato il maggior numero di decessi all'interno della popolazione.

Ciò che preoccupa maggiormente è che non è stato ancora scoperto un vaccino in grado di neutralizzarlo e le attuali terapie rappresentano solo un supporto per il paziente e non una cura. Il rischio di epidemia si è propagato anche nel nostro Paese: abbiamo dedicato un approfondimento nel nostro blog alla situazione dell'Ebola in Italia.

Ecco come si presenta il virus Ebola al microscopio:

Virus Ebola

Cause

Il virus Ebola è altamente aggressivo e può essere trasmesso all'uomo dagli animali oppure attraverso il contatto con un altro essere umano infetto. I liquidi corporei, come sangue, urina sperma o saliva, sono i veicoli primari, così come aghi e accessori personali contaminati. L'OMS ha accertato che, tra gli animali, i pipistrelli della frutta e i maiali sono i portatori principali dell'Ebola e il contagio per l'uomo avverrebbe tramite il contatto con la carcassa di questi animali infetti una volta morti, oppure in seguito al consumo di carne suina non adeguatamente macellata proveniente dalle zone in cui si è verificata un'epidemia. Nella Repubblica Democratica del Congo e in Gabon sono state ritrovate molte carcasse di animali infettate dal virus, di cui presentavano diversi ceppi, ancora prima del diffondersi delle vere e proprie epidemie. Alcuni studi scientifici sembrano dimostrare, invece, che in caso di trasmissione umana il virus non infetti un altro soggetto fino a che non si palesano i primi sintomi. Il pericolo più grande riguarda tutti coloro che devono occuparsi dei pazienti contagiati, sia medici che familiari, caso in cui è indispensabile proteggersi con tutte i mezzi di protezione possibili (camici, guanti, mascherine).

Tramite specifiche analisi scientifiche, è stato confermato che il sistema immunitario non è in grado di sconfiggerlo perché il virus agisce direttamente sull'apparato adibito alla sintesi proteica e risulta nulla l'azione di macrofagi e monociti. Il Ministero della Salute ha dedicato diversi approfondimenti e report al problema, elaborando delle linee guida rivolte a tutti i cittadini italiani ai fini preventivi, per limitare al massimo il contagio. Per saperne di più ti invitiamo a consultare la pagina ufficiale del Ministero.

Sintomi

La sintomatologia con cui il virus Ebola si presenta è molto simile a quella della tipica influenza e di solito i soggetti infetti manifestano sensazione di malessere generale, dolori diffusi nel corpo, febbre sopra i 38,5 gradi, arrossamento degli occhi e mal di testa, gonfiore genitale e improvvisa perdita di peso. Il periodo di incubazione ha un intervallo di tempo variabile di 2-25 giorni, ma in media è di 8 giorni, e l'infezione insorge in modo repentino peggiorando sempre di più con il trascorrere dei giorni. In seguito alla progressione del virus iniziano le prime complicazioni a livello di coagulazione e ricordiamo, in proposito, che la cosiddetta "febbre emorragica" è la conseguenza che contraddistingue Ebola dagli altri virus. Possono formarsi anche dei problemi a livello cutaneo a causa degli stati infiammatori che vengono a crearsi in seguito all'incontro fra le citochine e il virus all'interno della struttura reticolo-endoteliale.

Gli agenti patogeni di Ebola si diffondono nel flusso sanguigno causando una grave infezione virale e raggiungendo tutte le cellule, i tessuti e gli organi del corpo. È comprensibile come l'organismo risulti pericolosamente compromesso in seguito a questo processo e gravi danni sono stati riscontrati in particolare a livello del fegato. L'apice dell'infezione si raggiunge al momento della classica emorragia per quanto concerne l'apparato gastrointestinale e quando la funzionalità generale dei vari organi appare notevolmente ridotta.

Il tasso di mortalità riscontrato si aggira attorno al 76% ed è possibile individuare nei soggetti che manifestano da subito i sintomi più gravi il rischio maggiore.

Febbre emorragica

Il virus Ebola è in grado di provocare la cosiddetta "febbre emorragica", una grave malattia virale caratterizzata da sintomi gastrointestinali, sanguinamenti e compromissione generale del funzionamento organico. Le emorragie si manifestano in particolare a livello di bocca, naso e retto e spesso sono associate a vomito e diarrea, oltre a mialgie che riguardano diffusamente tutto il corpo. Ci sono altre patologie che comportano febbri emorragiche e che devono essere escluse in fase di diagnosi, tra cui le principali sono causate dal virus Marburg, dal tifo, dal meningococco, dalla leptospirosi e dalla malaria, patologie con le quali spesso viene confuso il virus Ebola in fase di diagnosi. Ai suddetti episodi emorragici con grande frequenza seguono stati di shock nel paziente infetto e perdita di coscienza, fino ad arrivare al coma.

La prima epidemia riscontrata è avvenuta in Zaire nel 1976 causata dal ceppo Zaire Ebola, quello ritenuto più pericoloso per l'uomo e che ha un elevato tasso di mortalità con punte massime fino al 90%. Il primo caso ad essere stato diagnosticato in questa occasione è stato quello di Mabalo Lokela, un insegnate di 44 anni, che aveva fatto un viaggio in quella zona. Inizialmente i medici sospettavano che si trattasse di malaria, ma i problemi respiratori presentati dal paziente, lo stato di shock e le progressive emorragie hanno convinto gli operatori sanitari che si trattasse di ben altro. Una volta individuata nel virus Ebola la causa, Lokela è morto dopo 14 giorni di agonia insieme a due infermiere che avevano lavorato nella medesima area in Zaire. Un'epidemia simile a questa si è verificata nel 2014 in Guinea con gli stessi esiti drammatici.

Diagnosi e cura

Non è possibile effettuare una corretta diagnosi fino al momento in cui l'infezione si mostra in tutta la sua gravità poiché il virus Ebola presenta una sintomatologia comune ad altre patologie: l'eruzione cutanea e l'arrossamento oculare con cui si manifesta nelle prime fasi, infatti, sono condizioni piuttosto comuni e dovute a motivazioni spesso meno gravi di questa. Esistono, poi, dei test che è possibile effettuare in laboratori specializzati, volti a misurare i livelli enzimatici e immunitari di un individuo, come il test ELISA.

È possibile rilevare, inoltre, specifiche anomalie a livello ematologico, quali aumento delle transaminasi e degli enzimi del fegato, oppure diminuzione eccessiva dei neutrofili e delle piastrine. Come è stato precedentemente indicato, non esistono ancora cure in grado di combattere il virus Ebola e le uniche terapie esistenti hanno come scopo il sostegno del paziente che, qualora riesca a sopravvivere, dovrà affrontare un percorso riabilitativo lungo e complesso.

A livello terapeutico, quindi, si prevede la somministrazione di molti liquidi per via endovenosa ed è fondamentale tenere sotto controllo la pressione sanguigna e il livello di ossigenazione all'interno del corpo. Talvolta si presenta la necessità di intervenire tramite trasfusioni per far fronte all'eccessiva perdita di sangue causata dagli stati emorragici che contraddistinguono tale virus.

Non è raro il caso in cui si richiede il trattamento medico di infezioni che si presentano nel paziente durante la fase di guarigione. Molto importante è iniziare la terapia appena viene accertata la diagnosi poiché a questo punto il virus è già progredito con velocità e i rischi aumentano di ora in ora in modo esponenziale.

Rischi

Gli studi scientifici hanno indicato quali sono i soggetti sottoposti a rischio maggiore di decesso nei Paesi africani, individuandoli in coloro che hanno più di 45 anni di età. Sierra Leone, Nigeria, Liberia e Guinea risultano le zone più colpite e l'Organizzazione Mondiale delle Sanità invita caldamente la popolazione ad essere cauta e ad evitare di recarsi in tali zone, a meno che non sia strettamente necessario. Per quanto concerne le donne in gravidanza, quasi in ogni caso l'Ebola causa un aborto spontaneo come prima conseguenza.

La ricerca scientifica non ha ancora permesso di stabilire quali siano i meccanismi che stanno alla base di questo virus e non esiste ancora una risposta certa che consenta di spiegare il motivo per cui alcuni soggetti riescano a sopravvivere. I fortunati hanno di fronte a sé un percorso di convalescenza duro e molto lento in quanto il loro sistema immunitario è compromesso, anche perché il virus continua a permanere per diversi settimane all'interno dell'organismo lasciando il soggetto debole e spossato, per cui risulta difficoltoso svolgere anche le semplici attività quotidiane.

Infiammazione a occhi e testicoli, epatite, caduta dei capelli e modificazioni nella percezione sensoriale sono le conseguenze che nella maggior parte dei casi questi pazienti devono affrontare. Solitamente il soggetto riprende tranquillamente le normali attività entro un anno dal momento dell'infezione e non presenta danni permanenti dovuti ad essa.

Prevenzione

Non esistendo ancora un vaccino contro il virus Ebola, è necessario adottare tutte le misure precauzionali possibili per evitare di contrarlo ed è responsabilità di ogni persona seguire i preziosi suggerimenti forniti dall'OMS. In caso un familiare o un amico sia stato infettato, è obbligatorio rivolgersi immediatamente alle strutture sanitarie che provvederanno in modo tempestivo ad isolare il malato.

Questo passo è indispensabile per evitare il propagarsi del virus e scongiurare una possibile e letale epidemia. In tutti gli altri casi, sono soprattutto i viaggiatori a dover essere cauti e a prestare maggior attenzione quando si recano all'estero e, in particolare, nelle zone considerate a rischio. I medici e gli infermieri che sono responsabili delle varie missioni umanitarie sono considerati soggetti sensibili ed è consigliabile che seguano attentamente il protocollo che viene loro indicato ogni volta. Un piccolo errore potrebbe essere fatale, infatti, e occorre molta concentrazione da parte loro soprattutto quando devono curare e medicare le persone che vivono in determinate aree in cui il virus Ebola si è manifestato.

Tra le misure di sicurezza da adottare rientrano sicuramente evitare le zone in cui ci sono focolai attivi del virus, lavarsi bene le mani con detergenti che abbiano una percentuale alcolica almeno pari al 60% e tutelarsi in ogni modo quando si entra in contatto con i soggetti infetti. Anche le precauzioni dal punto di vista alimentare sono di grande importanza e prevalentemente consistono nell'evitare di mangiare carni provenienti dai luoghi in cui il virus è diffuso.  

Nel Gennaio 2016 l'OMS ha annunciato che a due anni dall'inizio del contagio l'Ebola è stato finalmente sconfitto in Liberia e in diverse zone dell'Africa. Tuttavia è bene non abbassare la guardia e curare la propria igiene personale, in particolare lavando le mani, per evitare infezioni e patologie contagiose di vario genere.